Siamo liberi dall'amianto? C'è ancora molto da bonificare!

17/05/2018

Dopo 26 anni dalla L. 257/1992, che prevedeva il divieto dell’impiego dell’amianto sull’intero territorio nazionale, il tema degli effetti sulla salute dell’inalazione di fibre e della prevenzione dei rischi è ancora al centro dell’attenzione: questa fibra killer continua ad essere ancora molto diffusa e minaccia la salute dei cittadini e la salubrità dell’ambiente.


A gravare sulle spalle del Paese, anche i ritardi legati agli obblighi di legge, e in particolare ai PRA (Piani Regionali Amianto) a cui non hanno aderito ancora alcune Regioni, ma anche alle attività di censimento e mappatura, alle bonifiche dei siti contaminati, che procedono a rilento, e alle campagne di informazione e sensibilizzazione.

Nello specifico, il censimento è stato fatto in: Campania, Emilia Romagna, Marche (solo per edifici pubblici e imprese), Piemonte, Provincia Autonoma di Trento e Valle D'Aosta. Le Ragioni che hanno dichiarato di avere ancora in corso la procedura di censimento del territorio invece sono: Basilicata, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Puglia, Sardegna, Sicilia, Veneto e nella Provincia Autonoma di Bolzano.
Seppur ancora parziale, in tutto risultano censite oltre 370 mila strutture nel territorio nazionale per un totale di quasi 58 milioni di metri quadrati di coperture in cemento amianto. Numeri decisamente in crescita rispetto all’indagine del 2015 (rispettivamente +62% e +469%) a dimostrazione di quanto l’entità e la presenza di amianto in Italia sia stata fino ad oggi largamente sottostimata e di come l’avanzamento delle attività di censimento, seppur a rilento, sia fondamentale per conoscere esattamente lo stato del nostro Paese.
Di queste 370 mila strutture censite dalle regioni, 20.296 sono siti industriali (quasi il triplo rispetto all’indagine del 2015 che ne riportava solamente 6.913), 50.744 sono edifici pubblici (+10% rispetto al 2015%), 214.469 sono edifici privati (+50% rispetto al 2015%), 65.593 le coperture in cemento amianto (+95% rispetto al 2015%) e 18.945 altra tipologia di siti (dieci volte di quanto censiti nel 2015).

Anche a livello sanitario, il quadro complessivo che emerge è abbastanza preoccupante. Dagli ultimi dati INAIL, in Italia sono 21.463 i casi di mesotelioma maligno tra il 1993 e il 2012, di cui il 93% dei casi a carico della pleura e il 6,5% (1.392 casi) peritoneali, e oltre 6mila morti all’anno.  A livello regionale i territori più colpiti sono Lombardia (4.215 casi rilevati), Piemonte (3.560), Liguria (2.314), Emilia Romagna (2.016), Veneto (1.743), Toscana (1.311), Sicilia (1.141), Campania (1.139) e Friuli Venezia Giulia (1.006).

Per scaricare il Rapporto 2018 di Legambiente sull'amianto clicca qui: https://www.legambiente.it/sites/default/files/docs/liberi_dallamianto_2018.pdf